Puglia, l’economia cresce ma restano limiti strutturali

Sintesi dei dati presentati durante l’incontro:

L’economia della Puglia crescerà anche quest’anno anche se in maniera più contenuta rispetto al 2022 quando la regione ha raggiunto risultati persino migliori della media nazionale, come è accaduto nel settore del turismo e delle costruzioni. Quest’anno, però, i rincari energetici, l’inflazione e lo stop al superbonus edilizio freneranno la crescita dell’economa regionale, ma certo on la fermeranno. E’ questo, in sintesi, il quadro che è emerso dal confronto fra economisti e imprenditori che si è svolto il 22 marzo in occasione del terzo incontro del ciclo “Mezzogiorno di Focus”, organizzato da Confindustria Bari e BAT e da “La Gazzetta del Mezzogiorno” con la collaborazione di Intesa Sanpaolo e dell’Università di Bari che ha ospitato l’evento nel Centro Polifunzionale di Piazza Cesare Battisti a Bari. Dopo i saluti di Francesco Frezza Vicepresidente di Confindustria Bari e BAT , il Vicedirettore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Mimmo Mazza ha condotto una tavola rotonda in cui si sono confrontati Alessandro Fontana Direttore del Centro Studi Confindustria, Sergio Magarelli Capo della Sede di Bari della Banca d’Italia, Alberto Pedroli Direttore Regionale Puglia Basilicata e Molise Intesa Sanpaolo, Valeria Cirillo Professore Associato di Economia Politica dell’Università di Bari. Le conclusioni sono state affidate al presidente di Confindustria Bari e BAT e di Confindustria Puglia Sergio Fontana.

Nel 2022, la crescita del PIL italiano è stata del +3,7%, decisamente meglio delle previsioni elaborate nel corso del 2022 ma peggio di ciò che si prevedeva nel corso del 2021. Il miglioramento riguarda soprattutto la seconda metà dello scorso anno: in particolare, nel 3° trimestre in cui il PIL è cresciuto del +0,4% quando ce lo si aspettava vicino allo zero e nel 4° trim. che si è chiuso con un -0,1% mentre ci si aspettava almeno -0,5%. In generale, l’economia italiana ha affrontato e superato molto bene gli ultimi tre anni: a fine 2022 in Italia il livello del PIL è dell’1,9% superiore rispetto a fine 2019; più alto di Francia (+1,2%), Germania (-0,0%) e Spagna (-0,9%). Gli investimenti sono stati la componente più dinamica nel 2021 (+18,6%) spinti da quelli in costruzioni e sono cresciuti in modo sostenuto anche nel 2022 (+9,4%, +2,0% nel 4° trimestre). Gli investimenti sono stati la componente più dinamica nel 2021 (+18,6%) spinti da quelli in costruzioni e sono cresciuti in modo sostenuto anche nel 2022 (+9,4%, +2,0% nel 4°). Quest’anno, secondo Banca d’Italia, le condizioni per investire sono ancora negative ma le aziende che si attendono un aumento sono superiori a quelle che si aspettano una riduzione. Ma hanno tenuto bene anche i consumi che sono crollati solo nel 4° trimestre sotto i colpi di un’inflazione a due cifre; e soprattutto è andato molto bene l’export che pur non avendo contribuito, al netto dell’import, alla crescita del PIL, ha raggiunto numeri decisamente migliori di tutti i nostri competitor europei: in valore è cresciuto di quasi il 20% nel 2022 e a prezzi costanti di oltre il 6%. Questo perché l’industria si è dimostrata molto resiliente alla crisi energetica ma anche agli altri shock che si sono susseguiti negli ultimi tre anni e ha saputo cogliere appieno le opportunità offerte dai mercati internazionali grazie alla forte diversificazione delle produzioni, una rafforzata struttura patrimoniale e un tessuto produttivo più flessibile nell’adeguarsi alle strozzature lungo le catene di approvvigionamento globali. Per quest’anno, i più moderati costi dell’energia in Europa consentiranno un rientro più veloce dell’inflazione e grazie a questo si intravede la fine dei rialzi dei tassi BCE. Tutti stanno rivedendo le previsioni al rialzo rispetto alle stime post-estate 2022, quando ci si aspettava una stagnazione o moderata recessione, a causa del caro-energia (Fonte: Centro Studi Confindustria)

Nella prima parte del 2022 l’economia pugliese ha recuperato i livelli produttivi persi nel 2020 a causa delle misure restrittive stabilite per contrastare la pandemia. Nei mesi successivi la crescita ha rallentato, frenata dall’aumento dei costi dell’energia, dell’inflazione e dal rialzo dei tassi di interesse; le previsioni per il 2023 indicano un andamento più debole. L’occupazione nel 2022 è cresciuta più intensamente rispetto al Mezzogiorno e all’Italia, sebbene il tasso di disoccupazione resti 4 punti percentuali più elevato della media nazionale. Ci sono stati settori che nello scorso biennio in base ai più recenti dati ancora provvisori avrebbero registrato dinamiche anche migliori rispetto alla media nazionale, come ad esempio il turismo o le costruzioni. Permangono tuttavia diversi problemi strutturali, tra i quali, un’elevata dipendenza dalla spesa pubblica, un tessuto produttivo sottodimensionato, una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro, un’elevata emigrazione giovanile e una qualità dell’offerta di servizi pubblici migliorabile (Fonte Banca d’Italia sede di Bari).

La crisi Covid ha impattato profondamente sul mercato del lavoro italiano e pugliese determinando in una prima fase un crollo sostanziale delle ore lavorate, il cui recupero è avvenuto più lentamente rispetto all’occupazione. Quest’ultima è stata sostenuta dall’attivazione di misure governative, quali il blocco dei licenziamenti e l’attivazione della CIG per Covid. Il 2022 è segnato da una ripresa dell’occupazione, in particolare in Puglia rispetto al Mezzogiorno. La crisi Covid ha riguardato in maniera eterogenea i settori produttivi. Il mercato del lavoro pugliese sembra essere trainato da attivazioni nette nel settore del turismo, e in parte delle costruzioni. Il comparto ICT a livello nazionale ha contribuito per meno di un decimo alla crescita complessiva della domanda di lavoro nel 2022. Rimane un comparto strategico su cui investire nell’ottica della transizione I 4.0, valorizzando la complementarietà fra tecnologia e lavoro. Nuove forme di incertezza (e.g., conflitti globali, riconfigurazione delle catene globali del valore, inflazione, politica economica europea) possono ulteriormente incidere sul sistema produttivo e, quindi, sul mercato del lavoro nei prossimi anni. L’espansione della quota di lavoratori a rischio di povertà necessita peculiari interventi di policy (Fonte. Valeria Cirillo Università di Bari).

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